Unethical marketing

Fondamentalmente è una bella operazione.

Ford ha invitato i possessori di auto prodotte da Toyota, Honda e da altri suoi competitor a guidare un’auto Ford per una settimana per poi esprimere le proprie opinioni in merito; l’operazione, dal nome eloquente Swap Your Ride, ha coinvolto 80 persone nelle città di New York, Miami, Los Angeles e Dallas.

Questo ha portato allo spot trasmesso nelle TV americane dove gli intervistati parlano in termini entusiastici delle auto guidate per una settimana.

Nello spot la voce fuori campo dice:

We didn’t tell them we were from Ford; we told them it was … market research.

L’ombra di un’operazione poco trasparente emerge da questo particolare: JWT, l’agenzia che ha curato l’operazione, si è infatti finta una società che fa ricerche di mercato – una certa In Home Test Drive Experience – per effettuare le interviste ai partecipanti all’operazione. Questo ha comportato che gli intervistati sono stati informati, solo dopo, di essere stati intervistati non da una società “neutrale” all’operazione ma dalla Ford, per mezzo della JWC.

Le interviste venivano viste e scelte in tempo reale da account Ford in base ai commenti migliori…

Walter Carl membro del board dell’associazione del Word of Mouth Marketing Association (WOMMA) si è chiesto se questo “delayed disclosure” abbia violato i principi etici del Wom marketing.

In particolare Ford sembra aver violato il principio di onestà nella relazione che è sancita nelle linee guida del Womma:

Ford didn’t have its crew disclose the fact that they were working for Ford and instead said they were market researchers (violates honesty of relationship).

E’ certo che i prospect Ford non la odieranno per questo (forse non lo sapranno mai) ma questo non è di certo un “modo di fare” che possa portare a costruire una relazione di fiducia con il cliente.

La trasparenza è tutto, ce lo insegna anche il vecchio e caro caso Campari Red Passion.

A tal proposito, riporto una frase di Paolo Iabichino, direttore creativo di OgilvyOne Italia, letta in un PDF di Fluido:

Ma tutti quanti dobbiamo essere naked. Non come le veline di turno che irritano il Financial Times, bensì come ci ha suggerito un’istruttiva inchiesta pubblicata da Wired (Aprile 2007), dove la trasparenza viene indicata come la sola possibilità di sopravvivenza per chi vuole comunicare e vendere nel futuro prossimo. Diamo verità, otteniamo fiducia.

[Fonti: Diva marketing, Brains on fire blog]

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