Archive for ottobre 2006

Guerrilla marketing Ikea ad Ancona

ottobre 29, 2006

Via [In punta di penna], ecco le foto della guerrilla di Ikea ad Ancona:

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Che giornò è oggi? Il 31° giorno post-Ikea

ottobre 29, 2006

Segnalo un originalissimo blog, In punta di penna, nel quale l’anno zero non sembra aver avuto inizio nel giorno in cui è nato Gesù ma nel giorno in cui l’IKEA ha aperto nelle Marche.

I post infatti si dividono in ante-Ikea e post-Ikea….. 🙂

Forte. 😉

Cosa può dirsi ancora marketing?

ottobre 27, 2006

Ho sempre preferito i post dove qualcuno pensa e condivide (quello che piace fare a me!!) a quelli dove ci si limita a riportare inziative e nuovi trend (anche loro sono molto importanti).

Quello visto ultimamente su Marketing Routes ne è un valido esempio…

Andrea Signori, l’autore, si chiede intelligentemente se alcune strategie di marketing possano ancora definirsi tali. Eccole:

Il sacchetto di plastica dato dai negozianti (lo shopper come dicono quelli bravi) è ancora marketing?
La salvietta promufata (inutile) data sugli aerei è marketing?
Le caramelle poste nelle ciotole sui banconi dei negozi, è marketing?
La macchina di cortesia è marketing?
Il try-vertising è marketing? E allora perchè non posso “testare” le sedie o i divani di Ikea prima di comprarli?
La fettina di prosciutto “regalata” dal salumiere per sentire “che quello è veramente San Daniele” è marketing?
Il bollino carburanti dal benzinaio è sicuramente marketing, ma allora perchè non “donano” direttamente i regali ai clienti abituali?
Lo “sconto” è marketing?
Le cene organizzate al termine degli eventi sono sicuramente pubbliche relazioni ma l’invito “ad incontrarci il lunedì in ufficio per parlare di un paio di cose” è marketing?
Il sorriso delle hostess (in genere) è marketing?
L’etichetta sulle bottiglie è marketing? E la forma? E le bottiglie dalla forma “classica” e senza etichetta (come quelle di certi profumi)?
Il Capodanno a Sharm e l’estate in Sardegna, è marketing?
La giacca e la cravatta agli appuntamenti, è marketing?
Il sito web è marketing? E quando non è ottimizzato, è ancora marketing?
La cartolina durante i viaggi, è viral-marketing?
Il logo con il simbolo del Comune sui contenitori dell’immondizia nelle città , è guerrilla marketing?

Beh, aggiungerei i miei “ancora”…

Il .99 è ancora marketing?

Il “ti faccio un portale (parola che odio, portatrice di sventura)” è ancora web-marketing?

Le e-mail, sono ancora (buon) direct-marketing?

Dare le proprie canzoni a Vodafone per i suoi spot è ancora marketing (per l’autore)?

Il “non ti preoccupare, sarai ricompensato prima che tu lo chieda” è ancora job-marketing?

Il giro-pizza a 10€ è ancora marketing?

Forse ne aggiungerò altri….

UPDATE

La responsabile servizio abbonamenti di Economy che mi scrive che dovrei approfittare dello sconto del 65% sull’abbonamento è ancora marketing?

Qualche altra piccola soddifazione..

ottobre 26, 2006

Che bello vedere su Coolz0r (secondo The Viral Garden il settimo nella classifica dei 25 blog di marketing più popolari al mondo) questo blog tra i Link Love….

These are the blogs I read for inspiration, buzz and news of specific branches

Grazie 🙂

La potenza di un semplice blog: l’esempio di Varnelli

ottobre 26, 2006

È curioso vedere come, digitando la parola Varnelli su Google,  il mio post dedicato a loro appaia in VI posizione.

 

Scrivo “curioso” visto che non era mia intenzione puntare a piani alti di Google con Varnelli come parola chiave….

Eppure è successo.

Ora mi chiedo cosa sarebbe accaduto se altri (blogger o semplici consumatori molto più autorevoli di me) avessero scritto su Varnelli (o su qualsiasi altro prodotto) criticandone le qualità fondamentali???

Da semplice utente internet, se fossi stato in cerca di informazioni su di un prodotto (prima di acquistarlo)  ed avessi trovato trai primi posti di Google link che “demolivano” il prodotto mettendone a nudo tutti i difetti, forse avrei ripensato il mio acquisto.

Ecco perchè ho parlato di potenza per quanto riguarda i blog.

Meditate gente aziende, meditate!!

Openproject 2.0 [OP2.0]: business e Flickr.

ottobre 20, 2006

Vagamente ispirato da un post su Marketallica, vi presento un progetto relativo al nuovo sito di un’azienda che produce calzature. Quella qui sopra è la bozza di quello che ho in mente.

L’idea è quella di utilizzare le API di Flickr per visualizzare:

– alcune immagini delle calzature presenti nelle collezioni caricate su Flickr

– i tag associati ad ogni foto

[OP2.0 è stato ottenuto su Flickr logo maker]

I tag presenti nella home ed associati ad ogni singola foto, permetteranno al visitatore di entrare nell’account Flickr e vedere tutte le foto caricate. Le foto saranno organizzate in set che conterranno sia le collezioni sia altre foto “connesse” alla filosofia del brand dell’azienda.

L’obiettivo è quello di coinvolgere (almeno ci proviamo) il visitatore del sito in una vera e propria brand experience.

Alcuni appunti del progetto (buttati lì):

– facile inserimento delle collezioni da parte dei dipendenti dell’azienda preposti a questo che potranno con facilità aggiungere note per enfatizzare particolari del prodotto (spettacolare!)

– l’account non conterrà link per l’accesso diretto al sito (non vorremmo violare i termini d’uso di Flickr, solo il nome dell’account richiamerà al sito)

– basilare sarà la qualità (ed il fattore creativo) delle foto che non dovranno essere quelle che si vedono su TUTTI i siti del settore. Per questo è stato già assoldato un giovane talento Flickrettiano

– i tag associati alle foto saranno fondamentali per far respirare al visitatore la filosofia del brand

– associare i tag sarà un lavoro che sarà MOLTO utile all’azienda per capire qual’è precisamente l’identità del proprio brand (non è così scontato che la conoscano…)

– il flusso dei visitatori potrebbe essere bidirezionale se riusciremo ad essere credibili dal punto di vista artistico/fotografico (…lo saremo!!)

– l’impronta web2.0…..condivisione massima del prodotto (alla faccia dei cinesi) e delle idee (come questa….)

– possibilità da parte dei clienti e di chiunque visiti l’account su Flickr di commentare le foto

Quello di cui sono sicuro è che sicumente non sarà un semplice progetto web ma molto di più!

Per ora è tutto…… che ne dite??

Think global, act AD local

ottobre 19, 2006

Foto [Pubblicità Italia]

Grande Ikea!!

Dopo Porto Recanati, scoprite il fascino del porto a casa

B2C ricco Vs B2C povero

ottobre 19, 2006

[Se non avete tempo di leggere e capire quello scritto qui sotto (vi capisco), limitatevi all’immagine qui sopra che spiega tutto]

Stavo facendo una delle mie famose riflessioni su carta…..(stimolate da un discorso della sera prima con un piccolo imprenditore calzaturiero).

Immaginiamo due aziende del settore delle calzature B2C che non hanno negozi di proprietà.

L’azienda [ricca], ipotizzando una catena “corta”, distribuisce il proprio prodotto al retailer che poi lo mette a disposizione del cliente finale.

La domanda del prodotto, nella maggior parte dei casi, deriva dal cliente che è informato e consapevole delle proprie preferenze (vuole la scarpa che respira..). Tutto questo è possibile grazie alla capacità dell’azienda [ricca] di far conoscere il proprio prodotto al mercato e renderlo riconoscibile e desiderabile sul mercato attraverso varie azioni del marketing (adv, webadv, ecc…..).

Quindi il suo business, come dice la sigla B2C, lo fa con il cliente finale. Ogni giorno c’è qualcuno in azienda che “si rompe la testa” per riuscire a soddisfare i famosissimi bisogni di questo benedetto cliente finale.

Consideriamo invece quelle che accade in un azienda [povera] (una delle tantissime nel settore calzaturiero), dove non ci sono risorse e sopratutto le mentalità per utilizzare qualche leva del marketing.

L’azienda [povera] distribuisce il proprio prodotto al negozio e sarà poi il titolare di questo a consigliare, nella maggior parte dei casi, il prodotto al cliente finale. La domanda, in questo caso, non deriva dal cliente finale che non conosce nè il prodotto nè l’azienda; l’unico a conoscere veramente il prodotto (e l’azienda) è il retailer che ha partecipato alle fiere a cui l’azienda ha preso parte.  

L’azienda [povera], quindi, crede che l’obiettivo sia il cliente finale ma non si accorge che chi deve soddisfare è, in realtà, il retailer. 

Conclusione: il budget a disposizione delle aziende per (semplicisticamente) promuovere il proprio prodotto potrebbe cambiare radicalmente il loro target finale anche se, in teoria, dovrebbe essere lo stesso. Quindi l’azienda [povera] per il fatto di esserlo passerebbe da B2C a B2B??

Ovvio è che l’azienda [povera] non può proporre al retailer prodotti invendibili ma soddisfare un retailer non è lo stesso che soddisfare un classico cliente finale.

It makes sense?  

🙄

Web2.0_project.com: lavori in corso (2)

ottobre 12, 2006

Li chiamiamo progressi??

Ma le mucche fanno MMMM o MUUUUU???

Per il mio amico grafico, la prima.  🙂

L’angolo del genio: Natalino Balasso

ottobre 10, 2006

Ho sempre avuto molta stima ed ammirazione per le persone intellettivamente (non necessariamente intellettualmente) brillanti.

Natalino Balasso è una di quelle.

Mi è capitato di ascoltarlo su RadioDue, precisamente su Caterpillar, impegnato nella conduzione di una rubrica intitolata “Mi manda Baricco” nella quale stila recensioni di libri mai scritti.

Creatività pura……complimenti!

Chi volesse ascoltarlo lo può fare tutti i lunedì dalle 19 alle 19.30 su RadioDue.